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Oratorio della Santissima Trinità e Confraternita

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Vobbia
L'Oratorio della Santissima Trinita e Confraternita L'Oratorio della Santissima Trinita e Confraternita

L'oratorio della Santissima Trinità è noto a partire dal XVII secolo e dal Settecento ospita la Confraternita della Santissima Trinità e di Nostra Signora della Mercede, dedita a numerose attività di carità rivolte ai valligiani, ai pellegrini e per il riscatto dei cristiani fatti schiavi dai Saraceni e dai Turchi. I primi documenti che trattano di un edificio religioso nel paese risalgono al XVII secolo: nel 1600 infatti, in seguito allo sviluppo del paese, si è resa necessaria la costruzione di un luogo di culto piú spazioso.

L'edificio presenta un impianto allungato ad una sola navata con entrata laterale, campaniletto e abside finale. L'interno ha un altare barocco a conchiglia che porta la data del 1725 e una balaustra di stucco. Nel 1631 esso viene citato in una donazione mentre in un altro del 21 agosto 1632, vari capifamiglia si impegnavano a versare una somma di denaro per ricompensare il sacerdote che sarebbe venuto a celebrarvi la Messa.

Nel 1645 un ignoto pittore ha affrescato ai lati dell'altare le figure dei quattro evangelisti: esse sono un documento storico preziosissimo per la rappresentazione paesaggistica della zona: ai piedi di San Marco, si ammira la piú antica raffigurazione esistente del Castello della Pietra, mentre ai piedi di San Giovanni é rappresentata probabilmente la Torre del Poggetto. Nel 1701 è stata fondata la Confraternita della Santissima Trinità e di Nostra Signora della Mercede che ancora oggi ha la sua sede all'interno dello storico edificio.

La Confraternita era dedita al riscatto degli schiavi caduti nelle mani degli "infedeli". Un documento del 1705, diffuso dal "Magistrato per il Riscatto degli Schiavi", istituito a Genova nel 1597 e conservato nell'oratorio, riporta un elenco di cristiani caduti in mano degli infedeli. Le offerte che si ricavavano nell'oratorio, o almeno una parte, venivano inviate alla chiesa di San Benedetto al Porto in Genova dove era la sede principale dei Trinitari genovesi che coordinavano le operazioni di riscatto degli schiavi.

La Confraternita faceva pure elemosina ai pellegrini di passaggio, sosteneva la popolazione locale e aiutava i confratelli che versavano in particolari condizioni di povertà funzionando come una sorta di cooperativa assistenziale. Naturalmente esisteva una regola, quella scritta da S. Carlo Borromeo, che dettava diritti e doveri in tutte le circostanze e alla quale dovevano obbedire gli iscritti: in fondo all'oratorio vi é tuttora la "tavoletta": si trattava di un singolare metodo per annotare le mancanze con un sistema di piccoli cavicchi messi vicino ad ogni nome.

Lo stendardo della Confraternita rappresenta la Santissima Trinità ai cui piedi stanno due confratelli che spezzano le catene della schiavitù; la divisa é una cappa bianca con una croce patente rossa e azzurra posta sul petto dalla parte destra.
A partire dal 1997 ha subito alcuni interventi

Oratorio della Santissima Trinità e Confraternita
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Vobbia

L'oratorio della Santissima Trinità è noto a partire dal XVII secolo e dal Settecento ospita la Confraternita della Santissima Trinità e di Nostra Signora della Mercede, dedita a numerose attività di carità rivolte ai valligiani, ai pellegrini e per il riscatto dei cristiani fatti schiavi dai Saraceni e dai Turchi. I primi documenti che trattano di un edificio religioso nel paese risalgono al XVII secolo: nel 1600 infatti, in seguito allo sviluppo del paese, si è resa necessaria la costruzione di un luogo di culto piú spazioso.

L'edificio presenta un impianto allungato ad una sola navata con entrata laterale, campaniletto e abside finale. L'interno ha un altare barocco a conchiglia che porta la data del 1725 e una balaustra di stucco. Nel 1631 esso viene citato in una donazione mentre in un altro del 21 agosto 1632, vari capifamiglia si impegnavano a versare una somma di denaro per ricompensare il sacerdote che sarebbe venuto a celebrarvi la Messa.

Nel 1645 un ignoto pittore ha affrescato ai lati dell'altare le figure dei quattro evangelisti: esse sono un documento storico preziosissimo per la rappresentazione paesaggistica della zona: ai piedi di San Marco, si ammira la piú antica raffigurazione esistente del Castello della Pietra, mentre ai piedi di San Giovanni é rappresentata probabilmente la Torre del Poggetto. Nel 1701 è stata fondata la Confraternita della Santissima Trinità e di Nostra Signora della Mercede che ancora oggi ha la sua sede all'interno dello storico edificio.

La Confraternita era dedita al riscatto degli schiavi caduti nelle mani degli "infedeli". Un documento del 1705, diffuso dal "Magistrato per il Riscatto degli Schiavi", istituito a Genova nel 1597 e conservato nell'oratorio, riporta un elenco di cristiani caduti in mano degli infedeli. Le offerte che si ricavavano nell'oratorio, o almeno una parte, venivano inviate alla chiesa di San Benedetto al Porto in Genova dove era la sede principale dei Trinitari genovesi che coordinavano le operazioni di riscatto degli schiavi.

La Confraternita faceva pure elemosina ai pellegrini di passaggio, sosteneva la popolazione locale e aiutava i confratelli che versavano in particolari condizioni di povertà funzionando come una sorta di cooperativa assistenziale. Naturalmente esisteva una regola, quella scritta da S. Carlo Borromeo, che dettava diritti e doveri in tutte le circostanze e alla quale dovevano obbedire gli iscritti: in fondo all'oratorio vi é tuttora la "tavoletta": si trattava di un singolare metodo per annotare le mancanze con un sistema di piccoli cavicchi messi vicino ad ogni nome.

Lo stendardo della Confraternita rappresenta la Santissima Trinità ai cui piedi stanno due confratelli che spezzano le catene della schiavitù; la divisa é una cappa bianca con una croce patente rossa e azzurra posta sul petto dalla parte destra.
A partire dal 1997 ha subito alcuni interventi