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Chiesa di Santa Maria Maddalena a Genova

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Genova

Un primitivo edificio dedicato a S. Maria Maddalena (IX secolo) sorge nella zona compresa tra Luccoli e Fossatello e gia alla fine del '200 è una prepositura con funzioni di parrocchia nonostante le dimensioni di semplice cappella. Nel 1576 i Padri Somaschi ne prendono possesso ma ben presto il complesso si rivela insufficiente ad ospitare la comunità religiosa; i primi lavori di ampliamento del coro e dei locali destinati ad abitazione comportano l'acquisto di alcune case e l'annessione di alcuni spazi pubblici contigui.

Nel 1581 Franco Lercari, proprietario di uno dei costruendi palazzi della vicina Strada Nuova, accetta di finanziare la ristrutturazione pur di ottenerne il giuspatronato. Rimosse le ultime difficoltà, il progetto della chiesa, lunga 148 palmi e ad una sola navata, è affidato a Giovanni Ponzello ma non sarà mai realizzato. Nel 1585, Gio Batta Spinola, subentrato al Lercari, stipula un nuovo contratto con l'architetto Andrea Ceresola detto il Vannone, che prevede la totale trasformazione dell'edificio. Il nuovo impianto propone innanzitutto un capovolgimento della fabbrica con il coro ad occidente in luogo della facciata, facilitandone l'innesto sul tessuto urbano di Strada Nuova.

Lo schema organico, in linea con l'ortodossia costruttiva controriformista, è impostato su una sequenza di spazi articolati sull'asse longitudinale, riunificati da una trabeazione continua lungo il perimetro interno e conclusi da volte a botte. La navata unica (153x41 palmi) è ritmata da profonde cappelle laterali, riquadrate da coppie di lesene con interposto coretto e prevede l'inserimento di ben quattro accessi (tre in facciata ed uno laterale). La costruzione dell'edificio, diretta dallo stesso Ceresola, procede velocemente e termina nel 1589 con la costruzione del portico antistante la facciata (unico frammento rimasto di quest'intervento e restituito da un restauro del 1911), impostato su colonne secondo il motivo della serliana ed ornato nel registro superiore da una balaustra con statue di scuola pisana.

Nel 1635, tuttavia, i Somaschi predispongono un nuovo progetto di cui non è noto l'autore e lo sottopongono agli Spinola, ottenendone il finanziamento; la nuova basilica a tre navate su colonne binate conserva intatto il perimetro pur allungandosi con l'annessione del portico. In effetti, il disegno di un maggiore sviluppo longitudinale perseguito dai Somaschi che avrebbe reso l'impianto più armonico trovo sempre un vincolo insormontabile nella conformazione del sito, serrato entro l'edificato continuo e la trama viaria.

Parimenti, si rileva una certa costrizione anche sull'asse trasversale: all'interno le navate minori sono in gran parte occupate dagli altari delle cappelle laterali ed in facciata si assiste ad una riduzione degli ingressi da tre ad uno.

Chiesa di Santa Maria Maddalena a Genova
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Genova

Un primitivo edificio dedicato a S. Maria Maddalena (IX secolo) sorge nella zona compresa tra Luccoli e Fossatello e gia alla fine del '200 è una prepositura con funzioni di parrocchia nonostante le dimensioni di semplice cappella. Nel 1576 i Padri Somaschi ne prendono possesso ma ben presto il complesso si rivela insufficiente ad ospitare la comunità religiosa; i primi lavori di ampliamento del coro e dei locali destinati ad abitazione comportano l'acquisto di alcune case e l'annessione di alcuni spazi pubblici contigui.

Nel 1581 Franco Lercari, proprietario di uno dei costruendi palazzi della vicina Strada Nuova, accetta di finanziare la ristrutturazione pur di ottenerne il giuspatronato. Rimosse le ultime difficoltà, il progetto della chiesa, lunga 148 palmi e ad una sola navata, è affidato a Giovanni Ponzello ma non sarà mai realizzato. Nel 1585, Gio Batta Spinola, subentrato al Lercari, stipula un nuovo contratto con l'architetto Andrea Ceresola detto il Vannone, che prevede la totale trasformazione dell'edificio. Il nuovo impianto propone innanzitutto un capovolgimento della fabbrica con il coro ad occidente in luogo della facciata, facilitandone l'innesto sul tessuto urbano di Strada Nuova.

Lo schema organico, in linea con l'ortodossia costruttiva controriformista, è impostato su una sequenza di spazi articolati sull'asse longitudinale, riunificati da una trabeazione continua lungo il perimetro interno e conclusi da volte a botte. La navata unica (153x41 palmi) è ritmata da profonde cappelle laterali, riquadrate da coppie di lesene con interposto coretto e prevede l'inserimento di ben quattro accessi (tre in facciata ed uno laterale). La costruzione dell'edificio, diretta dallo stesso Ceresola, procede velocemente e termina nel 1589 con la costruzione del portico antistante la facciata (unico frammento rimasto di quest'intervento e restituito da un restauro del 1911), impostato su colonne secondo il motivo della serliana ed ornato nel registro superiore da una balaustra con statue di scuola pisana.

Nel 1635, tuttavia, i Somaschi predispongono un nuovo progetto di cui non è noto l'autore e lo sottopongono agli Spinola, ottenendone il finanziamento; la nuova basilica a tre navate su colonne binate conserva intatto il perimetro pur allungandosi con l'annessione del portico. In effetti, il disegno di un maggiore sviluppo longitudinale perseguito dai Somaschi che avrebbe reso l'impianto più armonico trovo sempre un vincolo insormontabile nella conformazione del sito, serrato entro l'edificato continuo e la trama viaria.

Parimenti, si rileva una certa costrizione anche sull'asse trasversale: all'interno le navate minori sono in gran parte occupate dagli altari delle cappelle laterali ed in facciata si assiste ad una riduzione degli ingressi da tre ad uno.