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Chiesa parrocchiale di San Colombano

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Borghetto d'Arroscia
La chiesa La chiesa
La chiesa La chiesa

L'abitato di Gavénola è sovrastato dalla parrocchiale di dimensioni più ampie dopo quella di Pieve di Teco, scrigno di un tesoro importante e sorprendente per una comunità dal passato umile di gente contadina. Riedificata tra 1768 e 1796 è infatti legata alla committenza di Francesco Vannenes.

Di origine olandese per parte di padre, Francesco svolgeva a Genova attività di piccolo imprenditore e frequentava l'Accademia Ligustica; pittore dilettante e conoscitore d'arte, era venuto ad assumere nei confronti di Gavénola, luogo natale della madre, un ruolo sempre più marcato di benefattore e patrono.

L'edificio è di stile neoclassicheggiante, ad una sola navata e a pianta regolare. All'interno si conservano opere acquistate da Vannenes sul mercato genovese e destinate al paese: fra le altre, il gruppo ligneo della Flagellazione e la statua attribuita al Maragliano del Cristo deposto. Il gruppo ligneo della Flagellazione è stato diviso su tre casse, per consentirne il trasporto più agevole possibile in occasione delle processioni: i giudei, gli armigeri e la flagellazione.
L'opera raffigura il corpo esanime di Cristo deposto; alcune modifiche ottocentesche ne mettono in evidenza i particolari macabri, quali lividi e colature di sangue che vanno a macchiare anche il candido sudario.

In rapporto a queste opere si giustifica l'arrivo (tra 1789 e 1790) dei ventiquattro abitini delle "Milizie celesti". Così l'Inventario del 1842 descrive ventiquattro costumi da angelo conservati fin dagli anni 1789 - 1790 nella chiesa: "N° 24 vesti d'angeli cioè (sic) delle quali si vogliono vestire 24 ragazzi alla Processione del Sacro Deposito con alquante angeliche insegne".
Gli abitini, datati all'inizio del Settecento, sono in velluto nero con ricami a riporto in argento e simulano piccole armature complete di elmo, lorica e gonnellino. Le ali (forse realizzate in un secondo momento) sottolineano il carattere celeste della schiera. Nonostante l'attuale connotazione "celeste" - la croce sul cimiero, le ali - gli abitini hanno un convincente termine di riferimento nei costumi teatrali delle feste seicentesche di corte, non di rado disegnati proprio in funzione di giovanissime comparse.

Dal 1779, ancora oggi la cassa del Cristo Deposto sfila ogni cinque anni nella processione del Venerdì Santo, scortata da una serie di bambini che, indossati gli abitini, impersonano la schiera angelica di San Michele. All'interno della parrocchiale è in fase di attivazione una delle tappe del Museo del Territorio della Valle Arroscia che dovrebbe illustrare i vari aspetti legati al tema "Mecenatismo e tradizioni religiose" dalle modalita e le tecniche costruttive impiegate tradizionalmente per l'edificio religioso alla figura del mecenate Vannenes, all'interpretazione delle opere d'arte da quest'ultimo fatte arrivare all'interno della parrocchiale.

Chiesa parrocchiale di San Colombano
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Borghetto d'Arroscia

L'abitato di Gavénola è sovrastato dalla parrocchiale di dimensioni più ampie dopo quella di Pieve di Teco, scrigno di un tesoro importante e sorprendente per una comunità dal passato umile di gente contadina. Riedificata tra 1768 e 1796 è infatti legata alla committenza di Francesco Vannenes.

Di origine olandese per parte di padre, Francesco svolgeva a Genova attività di piccolo imprenditore e frequentava l'Accademia Ligustica; pittore dilettante e conoscitore d'arte, era venuto ad assumere nei confronti di Gavénola, luogo natale della madre, un ruolo sempre più marcato di benefattore e patrono.

L'edificio è di stile neoclassicheggiante, ad una sola navata e a pianta regolare. All'interno si conservano opere acquistate da Vannenes sul mercato genovese e destinate al paese: fra le altre, il gruppo ligneo della Flagellazione e la statua attribuita al Maragliano del Cristo deposto. Il gruppo ligneo della Flagellazione è stato diviso su tre casse, per consentirne il trasporto più agevole possibile in occasione delle processioni: i giudei, gli armigeri e la flagellazione.
L'opera raffigura il corpo esanime di Cristo deposto; alcune modifiche ottocentesche ne mettono in evidenza i particolari macabri, quali lividi e colature di sangue che vanno a macchiare anche il candido sudario.

In rapporto a queste opere si giustifica l'arrivo (tra 1789 e 1790) dei ventiquattro abitini delle "Milizie celesti". Così l'Inventario del 1842 descrive ventiquattro costumi da angelo conservati fin dagli anni 1789 - 1790 nella chiesa: "N° 24 vesti d'angeli cioè (sic) delle quali si vogliono vestire 24 ragazzi alla Processione del Sacro Deposito con alquante angeliche insegne".
Gli abitini, datati all'inizio del Settecento, sono in velluto nero con ricami a riporto in argento e simulano piccole armature complete di elmo, lorica e gonnellino. Le ali (forse realizzate in un secondo momento) sottolineano il carattere celeste della schiera. Nonostante l'attuale connotazione "celeste" - la croce sul cimiero, le ali - gli abitini hanno un convincente termine di riferimento nei costumi teatrali delle feste seicentesche di corte, non di rado disegnati proprio in funzione di giovanissime comparse.

Dal 1779, ancora oggi la cassa del Cristo Deposto sfila ogni cinque anni nella processione del Venerdì Santo, scortata da una serie di bambini che, indossati gli abitini, impersonano la schiera angelica di San Michele. All'interno della parrocchiale è in fase di attivazione una delle tappe del Museo del Territorio della Valle Arroscia che dovrebbe illustrare i vari aspetti legati al tema "Mecenatismo e tradizioni religiose" dalle modalita e le tecniche costruttive impiegate tradizionalmente per l'edificio religioso alla figura del mecenate Vannenes, all'interpretazione delle opere d'arte da quest'ultimo fatte arrivare all'interno della parrocchiale.