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Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Genova

La costruzione si deve all'iniziativa del ricco mercante Bendinello Sauli che nel suo testamento (1481) destina parte del patrimonio alla fondazione di una chiesa dedicata a Maria ed ai santi Fabiano e Sebastiano. I suoi eredi decidono di affidarne la realizzazione a Galeazzo Alessi, stipulando una convenzione (1549) che ne sancisce l'assunzione per due anni in qualità di progettista e direttore dei lavori.

La proposta di Alessi esprime i valori culturali ed estetici fondativi dell'architettura cinquecentesca giànella scelta del sito. La chiesa, infatti, sembra trovare il suo significato intrinseco nel modo di relazionarsi con la città: immersa nel verde del colle ed in netto contrasto con l'antico tessuto edilizio, essa si integra con il paesaggio, diventandone monumento e simbolo. Tipologicamente l'edificio nasce da un organismo strutturale complesso che assomma in sé i caratteri della centralità con quelli della basilica a navate.

La pianta a croce greca inscritta nel quadrato, con cupola centrale su pilastri e quattro cupole minori nei vani angolari riprende schemi dell'architettura medioevale bizantina, riproposti da Leonardo per il Duomo di Pavia e sviluppati da Bramante nei progetti per San Pietro in Vaticano (1505) e S. Celso. Alessi analizza il prototipo bramantesco elaborato dal Sangallo ed arriva, riducendo gli spazi, ad uno schema unitario, composto da una rete di moduli quadrati su cui allineare ogni elemento costruttivo.

Seguendo la prassi rinascimentale stabilisce una serie di priorità nell'edificazione del manufatto: all'apertura del cantiere (1552) pone come obiettivo essenziale la realizzazione del nucleo portante dell'edificio (i quattro pilastri con gli arconi di collegamento) in una sola campagna di lavoro per poi estendere il programma costruttivo ai tempiotti angolari. A tal fine organizza in modo perfetto uno staff di alta levatura tecnica composto dai fratelli Ponzello, Bernardo Spazio, Angelo Doggio e dal primo capo d'opera Bernardino Cantone, al quale normalmente rivolge le sue istruzioni scritte, corredate da schizzi, che gli consentono di seguire i lavori anche quando la sua attività professionale si sposta a Milano.

Mentre la basilica prende forma si manifesta l'equivalenza assoluta tra la risoluzione spazio-volumetrica esterna e la distribuzione interna degli ambienti. L'edificio appare come un cubo concluso da coperture modellate sui bracci della croce da cui emergono i volumi di cupola e campanili ed è privo di una vera e propria facciata; un lieve accenno di direzionalità longitudinale è dato dall'abside e dalle due torri campanarie effettivamente realizzate. Il ritmo imposto alle facciate dalle paraste corinzie individua la struttura portante e le tre campate larghe coincidono con le luci delle navate mentre l'altezza del manufatto è denunciata dalla cornice continua e dai frontoni dei timpani nei quali la finestra indica la volta a botte interna.

Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Genova

La costruzione si deve all'iniziativa del ricco mercante Bendinello Sauli che nel suo testamento (1481) destina parte del patrimonio alla fondazione di una chiesa dedicata a Maria ed ai santi Fabiano e Sebastiano. I suoi eredi decidono di affidarne la realizzazione a Galeazzo Alessi, stipulando una convenzione (1549) che ne sancisce l'assunzione per due anni in qualità di progettista e direttore dei lavori.

La proposta di Alessi esprime i valori culturali ed estetici fondativi dell'architettura cinquecentesca giànella scelta del sito. La chiesa, infatti, sembra trovare il suo significato intrinseco nel modo di relazionarsi con la città: immersa nel verde del colle ed in netto contrasto con l'antico tessuto edilizio, essa si integra con il paesaggio, diventandone monumento e simbolo. Tipologicamente l'edificio nasce da un organismo strutturale complesso che assomma in sé i caratteri della centralità con quelli della basilica a navate.

La pianta a croce greca inscritta nel quadrato, con cupola centrale su pilastri e quattro cupole minori nei vani angolari riprende schemi dell'architettura medioevale bizantina, riproposti da Leonardo per il Duomo di Pavia e sviluppati da Bramante nei progetti per San Pietro in Vaticano (1505) e S. Celso. Alessi analizza il prototipo bramantesco elaborato dal Sangallo ed arriva, riducendo gli spazi, ad uno schema unitario, composto da una rete di moduli quadrati su cui allineare ogni elemento costruttivo.

Seguendo la prassi rinascimentale stabilisce una serie di priorità nell'edificazione del manufatto: all'apertura del cantiere (1552) pone come obiettivo essenziale la realizzazione del nucleo portante dell'edificio (i quattro pilastri con gli arconi di collegamento) in una sola campagna di lavoro per poi estendere il programma costruttivo ai tempiotti angolari. A tal fine organizza in modo perfetto uno staff di alta levatura tecnica composto dai fratelli Ponzello, Bernardo Spazio, Angelo Doggio e dal primo capo d'opera Bernardino Cantone, al quale normalmente rivolge le sue istruzioni scritte, corredate da schizzi, che gli consentono di seguire i lavori anche quando la sua attività professionale si sposta a Milano.

Mentre la basilica prende forma si manifesta l'equivalenza assoluta tra la risoluzione spazio-volumetrica esterna e la distribuzione interna degli ambienti. L'edificio appare come un cubo concluso da coperture modellate sui bracci della croce da cui emergono i volumi di cupola e campanili ed è privo di una vera e propria facciata; un lieve accenno di direzionalità longitudinale è dato dall'abside e dalle due torri campanarie effettivamente realizzate. Il ritmo imposto alle facciate dalle paraste corinzie individua la struttura portante e le tre campate larghe coincidono con le luci delle navate mentre l'altezza del manufatto è denunciata dalla cornice continua e dai frontoni dei timpani nei quali la finestra indica la volta a botte interna.