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Monastero di Santa Croce del Corvo

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Santa Croce 30 - 19031 Ameglia (SP)
Una veduta del convento Una veduta del convento

Convento dei Carmelitani Scalzi fondato nel 1176, oggi costituito da un imponente edificio neogotico della fine dell'Ottocento. Al suo interno è conservato il crocifisso ligneo romanico chiamato anche Cristo Nero

La chiesa della Santa Croce, con il Crocifisso che dà il nome al luogo strettamente legato alla storia della fondazione monastica, è il vero e proprio cuore del Monastero oggi affidato alle cure dei carmelitani, situato all’interno di una vasta proprietà che nell’800 fu della famiglia Fabbricotti.

L’attuale edificio risale al XVII secolo, quando in un anno non precisato, come rivela un manoscritto di Bonaventura De Rossi, il capitolo della Cattedrale di Sarzana ripristinò al Corvo il culto della Santa Croce e ciò avvenne “per opera e divozione di Egidio Abate Cattaneo, nostro sarzanese e canonico” e che nell’occasione “fu trasportata con grande solennità una maestosa immagine del Volto Santo di Lucca”, identificabile con l’attuale Croce.

La Santa Croce del Corvo, la cui esecuzione viene collocata dagli storici alla metà del XII secolo, è un Crocifisso tunicato, intagliato nell’essenza del pioppo ad eccezione delle parti sostituite. In origine era in parte dipinto, arricchito con diadema e collarino e vestito da una lunga tunica con le insegne sacerdotali.

Particolari sono la simmetria delle onde dei lunghi capelli, aderenti al contorno delle spalle, e la barba perfettamente divisa a metà sul mento, secondo lo stile nazareno. L’imponenza dell’opera, resa ancora più incombente dalle piccole dimensioni della cappella, hanno fatto definire questa scultura “rex tremendae maiestatis”.  

La fondazione del Monastero è legata alla concessione del vescovo Pipino, con atto notarile rogato nel febbraio 1176, di un ampio appezzamento di terre in località ad Macenam, ai fine della fondazione di un Monastero, in loco qui dicitur casale. Il fondo ebbe come destinatario un Monacho de Corvo ad indicare un ruolo consolidato forse eremitico e per il sostentamento dell’istituzione vennero rimesse a costui, e quindi all’ordine monastico, tutte le obbligazioni gravanti su conduttori e rustici della terra. Il Monastero da costruirsi è quello detto del Corvo, dal nome del promontorio che conclude la riva destra presso l’attuale foce del Magra. In un documento autentico del prefetto, simile ma non identico alla copia utilizzata dal copista del Codice Pelavicino, la formula con cui Pipino prescrive che il Monastero sia fondato in onore di Dio e della Santa Croce e del Beatissimo Nicholay confessore è troncato con la forma Nich nel Codice Pelavicino, interpretato come Nicodemo (E. Vecchi Il Monastero del Corvo e la leggenda di Nicodemo, un nuovo contributo in a cura di A. Dagnino-C. Di Fabio_M. Marcenaro-L. Quartino Immagini del Medioevo, Studi d’ Arte Medievale per Colette Dufour Bozzo, Genova 2012).  

Venne così accettato nella bibliografia erudita che poteva ben collegarsi alla leggenda leobiniana dell’arrivo nel litorale lunense, nel secolo VIII, della nave senza nocchiero avente a bordo le reliquie del Sangue di Cristo ed il Volto Santo, poi andati il primo al vescovo di Luni e il secondo al vescovo di Lucca. Un decennio dopo il luogo verrà affidato “cum ecclesia … Sante Crucis” dal vescovo Pietro ai monaci pulsanesi di San Michele di Orticaria di Pisa. Dopo la decadenza del priorato pulsanese, nella metà del secolo XIV, i monaci si trasferirono a Sarzana e nel 1453 vennero uniti alla mensa canonicale da Papa Niccolò V. 

L’oratorio della Santa Croce, sito vicino alla Cattedrale, fu il continuatore dell’omonimo priorato, il risultato della visita apostolica del 1584 mette in rilievo che l’altare risultava ornato da una icona satis pulchra e il visitatore ordinò di provvedere de icona cum cruce, con questa dichiarazione viene messa in discussione la presenza in loco della grande Croce.  Si aprono varie ipotesi, è possibile che il Crocifisso fosse in cattivo stato al momento del trasferimento a Sarzana, conservato in qualche luogo, si ritiene possa essere stato poi restaurato e riportato al Corvo nel seicento. Un'altra ipotesi sostiene che la Croce sia pervenuta a Sarzana dopo il 1584, per donazione o per acquisto da altro luogo sacro, forse dalla stessa Lucca, e quindi portata nella chiesetta di Bocca di Magra con il rientro dei monaci.

Queste due ipotesi aprono un altro interrogativo: la piccola chiesa (chiesa privata, fondazione, reliquiaria, hospitalis), anteriore alla prima fondazione avvenuta nel secolo XII, aveva forse specifici fini assistenziali, posta come era in un luogo di mare collegato ai traffici mediterranei e con un eccezionale sviluppo nella valle del Magra della religiosità assistenziale di strada, sia attraverso gli hospitalia, sia tramite l’operatività di enti monastici. E’perciò plausibile che il titolo di San Nicola fosse l’originario. L ’unione con la titolazione alla Santa Croce era forse da collegare con le crescenti aspirazioni della chiesa lucchese e con le ambizioni politiche della città stessa.

Ma l’affidamento pulsanese e quello, nel 1189, della chiesa e dell’ospitale di San Maurizio all’ospedale di Bocca d’Arno di Pisa, suggerisce come anche la città di Pisa, attraverso l’episcopato lunense, tentasse d’imporre la propria supremazia su  punti nodali del territorio. Della chiesa di Santa Croce del Corvo, evidentemente strutturata e ampliata in dieci anni (1176-1186), gli scavi archeologici non hanno ancora chiarito dimensioni e struttura, ma doveva con grande probabilità ospitare un elemento di culto legato alla dedicazione, si può ipotizzare la presenza di un’importante reliquia o di un’immagine congruente con la titolazione, la cui identità è stata in passato identificata con il grande Crocifisso tuttora visibile.

 

continua

Oggi viene messa in dubbio la presenza di quella Croce fin dall’ origine della Fondazione, non ci sono infatti elementi chiari sulla sua comparsa prima del ritorno dei monaci da Sarzana a Punta Corvo . Il Crocifisso è stato praticamente ignorato dai critici d’arte fino al 1955, anno in cui fu riscoperto dallo studioso Hug Honour, che lo definì “uno degli esempi più belli delle sculture romaniche in Italia”. Negli anni 50 e nel Volume successivo sui Beni Culturali della Provincia della Spezia viene citato  da P. Torrriti  come grandiosa scultura lignea del XII secolo. Nel 1961, con il restauro, gli fu riconosciuta la dovuta importanza.

Questa particolare tipologia di crocifissi include anche il vicino Volto Santo di Lucca che   la traditio leobiniana vorrebbe scolpito dal Santo Nicodemo in persona, pervenuto miracolosamente al porto di Luni fu affidato a Lucca da prodigiosi segni della Divina Provvidenza.

itinerario

Questo luogo appartiene all'itinerario
Monastero di Santa Croce del Corvo
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Santa Croce 30 19031 Ameglia (SP)

Convento dei Carmelitani Scalzi fondato nel 1176, oggi costituito da un imponente edificio neogotico della fine dell'Ottocento. Al suo interno è conservato il crocifisso ligneo romanico chiamato anche Cristo Nero

La chiesa della Santa Croce, con il Crocifisso che dà il nome al luogo strettamente legato alla storia della fondazione monastica, è il vero e proprio cuore del Monastero oggi affidato alle cure dei carmelitani, situato all’interno di una vasta proprietà che nell’800 fu della famiglia Fabbricotti.

L’attuale edificio risale al XVII secolo, quando in un anno non precisato, come rivela un manoscritto di Bonaventura De Rossi, il capitolo della Cattedrale di Sarzana ripristinò al Corvo il culto della Santa Croce e ciò avvenne “per opera e divozione di Egidio Abate Cattaneo, nostro sarzanese e canonico” e che nell’occasione “fu trasportata con grande solennità una maestosa immagine del Volto Santo di Lucca”, identificabile con l’attuale Croce.

La Santa Croce del Corvo, la cui esecuzione viene collocata dagli storici alla metà del XII secolo, è un Crocifisso tunicato, intagliato nell’essenza del pioppo ad eccezione delle parti sostituite. In origine era in parte dipinto, arricchito con diadema e collarino e vestito da una lunga tunica con le insegne sacerdotali.

Particolari sono la simmetria delle onde dei lunghi capelli, aderenti al contorno delle spalle, e la barba perfettamente divisa a metà sul mento, secondo lo stile nazareno. L’imponenza dell’opera, resa ancora più incombente dalle piccole dimensioni della cappella, hanno fatto definire questa scultura “rex tremendae maiestatis”.  

La fondazione del Monastero è legata alla concessione del vescovo Pipino, con atto notarile rogato nel febbraio 1176, di un ampio appezzamento di terre in località ad Macenam, ai fine della fondazione di un Monastero, in loco qui dicitur casale. Il fondo ebbe come destinatario un Monacho de Corvo ad indicare un ruolo consolidato forse eremitico e per il sostentamento dell’istituzione vennero rimesse a costui, e quindi all’ordine monastico, tutte le obbligazioni gravanti su conduttori e rustici della terra. Il Monastero da costruirsi è quello detto del Corvo, dal nome del promontorio che conclude la riva destra presso l’attuale foce del Magra. In un documento autentico del prefetto, simile ma non identico alla copia utilizzata dal copista del Codice Pelavicino, la formula con cui Pipino prescrive che il Monastero sia fondato in onore di Dio e della Santa Croce e del Beatissimo Nicholay confessore è troncato con la forma Nich nel Codice Pelavicino, interpretato come Nicodemo (E. Vecchi Il Monastero del Corvo e la leggenda di Nicodemo, un nuovo contributo in a cura di A. Dagnino-C. Di Fabio_M. Marcenaro-L. Quartino Immagini del Medioevo, Studi d’ Arte Medievale per Colette Dufour Bozzo, Genova 2012).  

Venne così accettato nella bibliografia erudita che poteva ben collegarsi alla leggenda leobiniana dell’arrivo nel litorale lunense, nel secolo VIII, della nave senza nocchiero avente a bordo le reliquie del Sangue di Cristo ed il Volto Santo, poi andati il primo al vescovo di Luni e il secondo al vescovo di Lucca. Un decennio dopo il luogo verrà affidato “cum ecclesia … Sante Crucis” dal vescovo Pietro ai monaci pulsanesi di San Michele di Orticaria di Pisa. Dopo la decadenza del priorato pulsanese, nella metà del secolo XIV, i monaci si trasferirono a Sarzana e nel 1453 vennero uniti alla mensa canonicale da Papa Niccolò V. 

L’oratorio della Santa Croce, sito vicino alla Cattedrale, fu il continuatore dell’omonimo priorato, il risultato della visita apostolica del 1584 mette in rilievo che l’altare risultava ornato da una icona satis pulchra e il visitatore ordinò di provvedere de icona cum cruce, con questa dichiarazione viene messa in discussione la presenza in loco della grande Croce.  Si aprono varie ipotesi, è possibile che il Crocifisso fosse in cattivo stato al momento del trasferimento a Sarzana, conservato in qualche luogo, si ritiene possa essere stato poi restaurato e riportato al Corvo nel seicento. Un'altra ipotesi sostiene che la Croce sia pervenuta a Sarzana dopo il 1584, per donazione o per acquisto da altro luogo sacro, forse dalla stessa Lucca, e quindi portata nella chiesetta di Bocca di Magra con il rientro dei monaci.

Queste due ipotesi aprono un altro interrogativo: la piccola chiesa (chiesa privata, fondazione, reliquiaria, hospitalis), anteriore alla prima fondazione avvenuta nel secolo XII, aveva forse specifici fini assistenziali, posta come era in un luogo di mare collegato ai traffici mediterranei e con un eccezionale sviluppo nella valle del Magra della religiosità assistenziale di strada, sia attraverso gli hospitalia, sia tramite l’operatività di enti monastici. E’perciò plausibile che il titolo di San Nicola fosse l’originario. L ’unione con la titolazione alla Santa Croce era forse da collegare con le crescenti aspirazioni della chiesa lucchese e con le ambizioni politiche della città stessa.

Ma l’affidamento pulsanese e quello, nel 1189, della chiesa e dell’ospitale di San Maurizio all’ospedale di Bocca d’Arno di Pisa, suggerisce come anche la città di Pisa, attraverso l’episcopato lunense, tentasse d’imporre la propria supremazia su  punti nodali del territorio. Della chiesa di Santa Croce del Corvo, evidentemente strutturata e ampliata in dieci anni (1176-1186), gli scavi archeologici non hanno ancora chiarito dimensioni e struttura, ma doveva con grande probabilità ospitare un elemento di culto legato alla dedicazione, si può ipotizzare la presenza di un’importante reliquia o di un’immagine congruente con la titolazione, la cui identità è stata in passato identificata con il grande Crocifisso tuttora visibile.

 

continua

Oggi viene messa in dubbio la presenza di quella Croce fin dall’ origine della Fondazione, non ci sono infatti elementi chiari sulla sua comparsa prima del ritorno dei monaci da Sarzana a Punta Corvo . Il Crocifisso è stato praticamente ignorato dai critici d’arte fino al 1955, anno in cui fu riscoperto dallo studioso Hug Honour, che lo definì “uno degli esempi più belli delle sculture romaniche in Italia”. Negli anni 50 e nel Volume successivo sui Beni Culturali della Provincia della Spezia viene citato  da P. Torrriti  come grandiosa scultura lignea del XII secolo. Nel 1961, con il restauro, gli fu riconosciuta la dovuta importanza.

Questa particolare tipologia di crocifissi include anche il vicino Volto Santo di Lucca che   la traditio leobiniana vorrebbe scolpito dal Santo Nicodemo in persona, pervenuto miracolosamente al porto di Luni fu affidato a Lucca da prodigiosi segni della Divina Provvidenza.

itinerario

Questo luogo appartiene all'itinerario