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Palazzo Andrea Doria in San Matteo

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
- Genova

Il Palazzo di Andrea Doria fu eretto intorno al 1460. L'edificio, di proprietà di Lazzaro Doria nel 1468, passo successivamente nelle mani di Costantino Doria e divento, quindi, possedimento di Andrea Doria il 17 ottobre 1528. In tale giorno, infatti, i Dodici Riformatori della rinata Repubblica di Genova decisero di rendere onore all'artefice della recuperata libertà nei confronti dei francesi.

Con questo atto ufficiale la Repubblica conferì ad Andrea Doria il titolo di Padre e Liberatore della Patria, lo nominò a Priore perpetuo dei Supremi Sindacatori, gli dedico una statua bronzea e gli donò l'edificio ubicato all'attuale civico 17 di Piazza San Matteo. Andrea Doria, comunque, non vi abito mai: egli preferì farsi costruire una reggia appena fuori le mura, che potesse anche avere un approdo privato per le sue galee (Fassolo).

Il Palazzo in Piazza San Matteo costituiva, nell'ambito del panorama architettonico cittadino del tempo, un esemplare pregevole, che riuniva in sé elementi antichi e nuovi, alla ricerca di un'armonia negli equilibri. Nel XIII secolo le esigenze di spazio dovute al sensibile aumento della popolazione portarono allo sviluppo verticale degli edifici; la mancanza, inoltre, di una vera e propria tradizione artistica favorì l'ingresso di elementi architettonici e decorativi provenienti dalle regioni con cui Genova aveva più contatti, ovvero con la Francia, il Veneto e l'Oriente, la Toscana: da notare, quindi, le influenze francesi nel verticalismo delle linee snelle, quelle venete ed "orientali" nelle logge nei piani superiori, quelle toscane nell'uso del marmo bianco di Carrara.

Nello specifico: al piano terreno è presente il rivestimento a fasce realizzato con lastre nere (Pietra di Promontorio) e bianche (marmo di Carrara, appunto), eseguito nel 1486, in un momento quindi "tardo" rispetto alla tradizionale tipologia medioevale genovese del paramento bicromo. Tra il piano terreno ed il primo piano il limite è marcato da un serie di archetti trilobati, che introducono ad una parte del palazzo ad intonaco: qui si possono osservare le cornici dipinte sia delle finestre quadrifore (primo piano), che di quelle bifore (secondo).

Due logge angolari sovrapposte si aprono, invece, sui lati verso la piazza: quella inferiore con arcatelle trilobate sorrette da colonnine binate, quella superiore a colonnine semplici e arcate a tutto sesto; a coronamento è posta una terrazza decorata con archetti. All'architetto Giovanni Gaggini si devono con tutta probabilita i disegni delle decorazioni esterne. Nei primi anni del Cinquecento fu inserito il magnifico portale esterno, secondo il nuovo gusto dell'epoca con decorazione "a candelabre" (maestranze lombarde) e quindi, nel 1528, il Palazzo fu appunto donato ad Andrea Doria, evento celebrato con l'epigrafe apposta sopra il portale ed eseguita da Nicolò da Corte.

Interventi successivi portarono il Palazzo a differenziarsi molto dalla sua natura originaria, fin quando Orlando Grosso, negli anni '20 e '30, vi mise mano e lo riportò allo splendore originario: oltre ad opere di consolidamento e di sostituzione delle pietre del parapetto della prima loggia, di capitelli, di pulvini rotti o danneggiati, furono abbattute tutte le murature che occultavano le logge. Un meticoloso restauro, quindi, ha fatto ritrovare tutti gli elementi costituitivi dell'architettura e delle decorazioni del palazzo, che hanno permesso di riscoprire questo splendido manufatto risalente alla Genova di fine Quattrocento.

Palazzo Andrea Doria in San Matteo
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Genova

Il Palazzo di Andrea Doria fu eretto intorno al 1460. L'edificio, di proprietà di Lazzaro Doria nel 1468, passo successivamente nelle mani di Costantino Doria e divento, quindi, possedimento di Andrea Doria il 17 ottobre 1528. In tale giorno, infatti, i Dodici Riformatori della rinata Repubblica di Genova decisero di rendere onore all'artefice della recuperata libertà nei confronti dei francesi.

Con questo atto ufficiale la Repubblica conferì ad Andrea Doria il titolo di Padre e Liberatore della Patria, lo nominò a Priore perpetuo dei Supremi Sindacatori, gli dedico una statua bronzea e gli donò l'edificio ubicato all'attuale civico 17 di Piazza San Matteo. Andrea Doria, comunque, non vi abito mai: egli preferì farsi costruire una reggia appena fuori le mura, che potesse anche avere un approdo privato per le sue galee (Fassolo).

Il Palazzo in Piazza San Matteo costituiva, nell'ambito del panorama architettonico cittadino del tempo, un esemplare pregevole, che riuniva in sé elementi antichi e nuovi, alla ricerca di un'armonia negli equilibri. Nel XIII secolo le esigenze di spazio dovute al sensibile aumento della popolazione portarono allo sviluppo verticale degli edifici; la mancanza, inoltre, di una vera e propria tradizione artistica favorì l'ingresso di elementi architettonici e decorativi provenienti dalle regioni con cui Genova aveva più contatti, ovvero con la Francia, il Veneto e l'Oriente, la Toscana: da notare, quindi, le influenze francesi nel verticalismo delle linee snelle, quelle venete ed "orientali" nelle logge nei piani superiori, quelle toscane nell'uso del marmo bianco di Carrara.

Nello specifico: al piano terreno è presente il rivestimento a fasce realizzato con lastre nere (Pietra di Promontorio) e bianche (marmo di Carrara, appunto), eseguito nel 1486, in un momento quindi "tardo" rispetto alla tradizionale tipologia medioevale genovese del paramento bicromo. Tra il piano terreno ed il primo piano il limite è marcato da un serie di archetti trilobati, che introducono ad una parte del palazzo ad intonaco: qui si possono osservare le cornici dipinte sia delle finestre quadrifore (primo piano), che di quelle bifore (secondo).

Due logge angolari sovrapposte si aprono, invece, sui lati verso la piazza: quella inferiore con arcatelle trilobate sorrette da colonnine binate, quella superiore a colonnine semplici e arcate a tutto sesto; a coronamento è posta una terrazza decorata con archetti. All'architetto Giovanni Gaggini si devono con tutta probabilita i disegni delle decorazioni esterne. Nei primi anni del Cinquecento fu inserito il magnifico portale esterno, secondo il nuovo gusto dell'epoca con decorazione "a candelabre" (maestranze lombarde) e quindi, nel 1528, il Palazzo fu appunto donato ad Andrea Doria, evento celebrato con l'epigrafe apposta sopra il portale ed eseguita da Nicolò da Corte.

Interventi successivi portarono il Palazzo a differenziarsi molto dalla sua natura originaria, fin quando Orlando Grosso, negli anni '20 e '30, vi mise mano e lo riportò allo splendore originario: oltre ad opere di consolidamento e di sostituzione delle pietre del parapetto della prima loggia, di capitelli, di pulvini rotti o danneggiati, furono abbattute tutte le murature che occultavano le logge. Un meticoloso restauro, quindi, ha fatto ritrovare tutti gli elementi costituitivi dell'architettura e delle decorazioni del palazzo, che hanno permesso di riscoprire questo splendido manufatto risalente alla Genova di fine Quattrocento.