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Claudio Costa e Aurelio Caminati: il caso di Monteghirfo

Riflessioni, oggetti, opere, sulla cultura contadina e il mondo di oggi da parte di due importanti artisti genovesi. Al Museo d’arte contemporanea Villa Croce a Genova, fino al primo maggio 2018
il caso di Monteghirfo

La mostra Claudio Costa e Aurelio Caminati: il caso di Monteghirfo, allestita fino al primo maggio al Museo d’arte contemporanea Villa Croce, a Genova, è una ristretta selezione di opere della collezione permanente del museo di due importanti artisti genovesi: Claudio Costa e Aurelio Caminati, che, dall’ottobre del 1975 iniziarono a collaborare per il recupero della cultura contadina abbandonata dall’avanzata della società industrializzata.

Il progetto del Museo Attivo di Antropologia di Monteghirfo nasce in un piccolo paese al centro della Valfontanabuona, valle ricca di tradizioni e leggende.

In una casa contadina abbandonata, sono stati raccolti e conservati gli oggetti della cultura contadina: identificando, rinominando e classificando questi utensili come reperti museali, gli artisti hanno attuato un ripensamento del concetto di museo, ribaltando gli assunti duchampiani e recuperando la fisicità della materia.

Temi antropologici, cari a Claudio Costa, assieme alla ricerca legata alle trascrizioni di Aurelio Caminati  sviluppate, ad esempio, nel 1975,  con la partecipazione degli abitanti di Monteghirfo, nella performance,  “Controprocesso. Verifica per una processualità contro”, in cui Caminati leggeva, in dialetto, una parte degli atti del 1588 del processo a Franca Borello, condannata a morte come strega a Badalucco, podesteria di Triora.

Dialoga con i progetto dei due artisti il lavoro del giovane artista genovese Christian Tripodina, il cui lavoro nasce dal rapporto con la natura, la tradizione e la memoria cercando di definire un’alternativa possibile alla società contemporanea.  Tripodina ha condotto tecniche di interramento di tessuti, utilizzando pigmenti e olii essenziali con un rimando al lavoro di Renata Boero, artista presente nella mostra al piano nobile e creando un ponte tra questi tre universi artistici, in una continua commistione tra arte e vita con in sottofondo una chiara critica nei confronti della società attuale e del suo continuo abbandono di quella memoria rurale appartenente alla storia dell’uomo.

La mostra è a cura di Francesca Serrati, in collaborazione con Michela Murialdo.

Per info: http://www.villacroce.org