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Professione restauratore

La professione del “restauratore” è disciplinata dall’articolo 29 del d. lgs 22.1.2004 n.42 riguardante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, ed in particolare:

- comma 7: i profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici sono definiti con decreto del Ministro adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988 n.400, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni;

- comma 8: con decreto del Ministro adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988 n.400 di concerto con il Ministro dell’Università e della Ricerca, sono definiti i criteri ed i livelli di qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro;

- comma 9: l’insegnamento del restauro è impartito dalle scuole di alta formazione e di studio istituite ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998 n. 368, nonché dai centri di cui al comma 11 e dagli altri soggetti pubblici e privati accreditati dallo Stato; con decreto del Ministro adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988 n.400 di concerto con il Ministro dell’Università e della Ricerca, sono individuati le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti di cui al presente comma, le modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell’esame finale, abilitate alle attività di cui al comma 6 e avente valore di esame di Stato, cui partecipa almeno un rappresentante del Ministero, il titolo accademico rilasciato a seguito del superamento di detto esame, che è equiparato al diploma di laurea specialistica o magistrale, nonché le caratteristiche del corpo docente. Il procedimento di accreditamento si conclude con provvedimento adottato entro novanta giorni dalla presentazione della domanda corredata dalla prescritta documentazione

Ai sensi di tale normativa, è definita qualsiasi attività inerente il mantenimento dei beni culturali quale la conservazione del patrimonio culturale, che è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.

Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti.

Per restauro si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. In caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.

I profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici sono definiti con decreto del Ministro adottato ai sensi dell’articolo 17, c.3, della l.23.8.1988, n.400, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

Con decreti ministeriali n. 86 e n. 87 del 26 maggio 2009, cui si rinvia per una approfondita lettura delle disposizioni, sono stati emanati il “Regolamento concernenti la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell’art.29, c.7, dlgs22.1.2004, n.42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio” , nonché il “Regolamento concernente la definizione dei criteri e livelli di qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro, nonché delle modalità di accreditamento, dei requisiti  minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti che impartiscono tale insegnamento, delle modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell’insegnamento finale, del titolo accademico rilasciato a seguito del superamento di detto esame, ai sensi dell’articolo 29, c.

Con il primo decreto ministeriale, n.86/2009, quindi, sono stati stabiliti i profili professionali dei

- restauratori di beni culturali e superfici decorate di beni architettonici

- tecnici del restauro di beni culturali

- tecnici del restauro di beni culturali con competenze settoriali

e le attività cui sono preposti.

Le attività caratterizzanti il profilo di competenza del restauratore di beni culturali sono riportate nell’Allegato A al sopra citato decreto 86/2009.

Concorrono all’attività dei restauratori alcune professionalità di carattere scientifico, quali quelle del chimico, del geologo, del fisico e del biologo. Tali professionalità sono di regola di formazione universitaria e, ai fini della partecipazione alle attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, si articolano su due livelli: a) esperto scientifico di beni culturali, che opera in collaborazione costante con il restauratore e gli altri professionisti del settore nonché con i consegnatari e curatori di istituti e luoghi di cultura, e b) collaboratore scientifico di beni cultural, che opera con autonomia decisionale strettamente afferente alle proprie competenze tecniche e sotto la direzione dell’esperto scientifico.

La normativa regionale, invece,  assicura la formazione delle figure professionali che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione attraverso soggetti pubblici e privati. I relativi corsi si adeguano a criteri e livelli minimi di qualità definiti con accordo in sede di Conferenza Stato-regioni, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28/8/1997, n.281: tale accordo, tuttavia è ancora in itinere e la normativa regionale non è stata ancora attuata, così come disposto anche dall’articolo 3, c.3 d.m. 86/2009 .

Attualmente a livello istituzionale nella seduta della Conferenza Stato-Regioni è stato presentato l’Accordo sugli “Standard formativo e professionale del tecnico del restauro di cui all’articolo 2, c.2, d.m. 86/2009.

Con il decreto ministeriale n.87/2009, invece, sono stati definiti i percorsi formativi per la professione del restauratore, come i criteri e i livelli di qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro, quali scuole e centri accreditati possono impartire l’insegnamenti del restauro, nonché le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento nonché le modalità di vigilanza sulle attività didattiche e dell’esame finale avente valore di esame di Stato.