| Progetto Brea |
| Percorsi della pittura gotica in provincia di Imperia |
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Il progetto consiste in uno studio preliminare per la definizione di un percorso storico artistico nel ponente ligure che illustra le principali opere pittoriche del periodo tra il XIV e il XVI secolo conservate nelle chiese e negli oratori della provincia di Imperia, con brevi ma indispensabili sconfinamenti in Francia e in Piemonte.
La stagione artistica che si vuole documentare abbraccia un arco di circa due secoli dalla seconda metà del Trecento agli ultimi decenni del Cinquecento ed è molto significativa per la storia dell'arte in Liguria, perché è caratterizzata da una forte presenza di artisti locali o che lavorano esclusivamente nel ponente ligure. In un primo periodo raccolgono l'eredità delle grandi personalità che i committenti richiamavano dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Provenza; successivamente emergono alcuni artisti capaci di creare stili e fare scuola, come Pietro Guidi e soprattutto Ludovico Brea.
Taggia si può considerare come il centro storico e geografico del percorso, in particolare per il Convento dei domenicani fondato nel 1460, dove si apre il periodo d'oro della pittura gotica locale compreso tra il 1478 - anno del San Domenico di Giovanni Canavesio a Taggia e del polittico di Carlo Braccesco a Montegrazie di Imperia - e il 1516, anno in cui Ludovico Brea firma l'ultima opera pervenuta, il San Giorgio di Montalto.
Sempre a Taggia si afferma, in pieno Cinquecento, lo stile compendiario di Francesco Brea, nipote di Ludovico e iniziatore di una nuova tecnica destinata ad essere molto imitata, in un periodo in cui diversi fattori portano a un cambio e a un brusco ridimensionamento delle esigenze della committenza. Nonostante la crisi in atto, tuttavia, il Ponente ligure continua a rappresentare una terra di conquista per gli artisti forestieri, alcuni dei quali vi si stabiliscono. In concorrrenza tra loro e con Francesco Brea si affermano anche Giovanni Cambiaso e il figlio Luca (destinato a conseguire migliori successi in quel di Genova), Agostino da Casanova, l'ormai anziano Pietro Guidi da Ranzo spalleggiato dal figlio Giorgio, Raffaele e Giulio de Rossi e, a un gradino forse un po' più basso, Emanuele Macario da Pigna.
In un secondo tempo poi, quando le schiere di aiutanti si assottigliano e i titolari delle botteghe tornano a rappresentare soltanto degli abili artigiani e non più dei "divi", sorge un altro problema: che la domanda poco lungimirante dei committenti li costringe a omologare, piuttosto che a personalizzare i loro stili.
Con ciò, se si tiene conto delle ridipinture, delle sovrapposizioni e dei danni provocati dal tempo, non può sfuggire la difficoltà di associare un nome, una data e un titolo a molte di queste opere, sul conto delle quali è sorto, nel corso dei decenni, un dibattito attribuzionistico che per certi versi continua tuttora.
Seguendo le tracce di questi e altri artisti nella provincia di Imperia e poco oltre, si possono individuare sei itinerari principali, a cura di Maria Teresa Orengo.
- Da Ventimiglia alle valli Nervia e Armea
- Sanremo, Taggia e la valle Argentina
- Da Riva Ligure alle valli di Imperia: Prino, Caramagna e Impero
- Le valli del Dianese, San Bartolomeo e Villa Faraldi
- Rezzo, Pieve di Teco e gli altri centri della valle Arroscia
- Da Ventimiglia a Notre Dame des Fontaines, in alta val Roya
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